M. Fiumanò – commento al cap. IV del seminario Les non-dupes errent

Relazione pronunciata a Roma il 18 dicembre 2010  da Marisa Fiumanò

Commento del cap. IV del seminario Les non-dupes errent[1]

Questo commento della lezione IV del seminario Les non-dupes errent cade esattamente trentasette anni dopo il seminario di Lacan (1973).: anche oggi come allora  è il 18 Dicembre.  Certo la vicinanza del Natale, la celebrazione della nascita del Cristo ben si accorda con un punto, centrale, che Lacan  affronta, quello dell’amore cristiano. Lo prende in esame insieme ad altre forme storiche d’amore,  l’amor cortese  e l’amore  precristiano, quello, ad esempio, di cui si tratta nel Convivio di Platone e di cui Lacan si è a lungo occupato nel seminario sul transfert. In questa lezione per parlare dell’amore precristiano Lacan fa riferimento invece all’amore  descritto nell’Ars amandi di Ovidio oppure nei Carmi di Catullo. Cercherò di seguire il percorso attraverso cui ci conduce, per quello che ne ho inteso.

Non si può dire che Lacan in questo seminario metta l’amore al centro del suo discorso, come ha fatto nel seminario precedente, Ancora; non è questa  la sua priorità dell’anno, la priorità è l’esplorazione delle possibilità di scrittura offerte dal nodo borromeo. In questa quarta lezione si  occupa dell’amore -  l’ha già fatto nelle lezioni precedenti e vi ritornerà nel corso del seminario- per mostrare come a tre diverse possibilità di annodamento corrispondano diversi modi di intendere l’amore.

La distinzione proposta da Lacan è tra amore divino, cristiano, un amore che potremmo definire “puro”, l’amore propriamente detto, cioè quello in cui è implicato il sesso, e infine il masochismo. Ad ognuna di queste forme corrisponde un diverso tipo di annodamento del nodo borromeo.

In questa lezione ci dice che ciò che chiama amore può essere accostato a ciò che nelle lezioni precedenti ha chiamato “risonanza”,  e per “risonanza” aveva inteso gli effetti prodotti dal suo dire; un dire che non sono parole,  un dire che è “un evento”; questo “evento” ha a che fare con ciò che ci determina, con un “peduncolo di sapere” che è “perfettamente annodato” e che si chiama inconscio. Evento è anche ciò che chiamiamo l’incontro, ciò che si produce quando un uomo incontra una donna, l’evento d’amore.

Lacan definisce qui l’inconscio “peduncolo di sapere”, nodo ( “un peduncolo di sapere perfettamente annodato”) e accosta i termini di risonanza, dire, evento, inconscio: l’evento che il suo ( di Lacan) dire ha rappresentato ha prodotto una “risonanza” che ha a che fare con il nodo del sapere inconconscio,  l’inconscio come nodo,  nodo che per ognuno  di noi “ha dei supporti particolari”.

Possiamo dire che la risonanza prodotta dal dire di Lacan è un evento legato al transfert  – una modalità dell’amore- che lo comprende insieme ai suoi ascoltatori; ma il suo dire fa evento perché, nel suo dirsi nel transfert, si rivolge al sapere.

Lacan precisa che cos’è un evento. Un evento si riferisce a quelle cose che succedono quando un uomo incontra una donna. L’amore è una metafora di qualcosa che si riferisce a quell’evento. Possiamo intrerpretare questo”dire” di cui parla Lacan come l’evento in cui viene fatta la dichiarazione d’amore. E’ a partire da lì che si stabilisce un prima e un dopo ed è questo che produce l’avvenimento.

Lacan aggiunge che fa riferimento all’incontro di un uomo con una donna perché per quanto riguarda le cose che succedono quando una donna incontra un uomo “la sua esperienza è limitata”. Lui è modesto e per questo lo precisa.

Se l’incontro tra un uomo e una donna è la forma d’amore che costituisce un evento, come definire l’amore divino? L’amore divino, dice Lacan, va nella direzione di trasformare la vera natura dell’incontro fra i sessi.

L’amore divino infatti comanda:  “Ama il prossimo tuo come te stesso” e intende anche la donna come “prossimo” dell’uomo; il che equivale a dire che l’amore tra un uomo e una donna sarebbe: “ ama la prossima tua come te stesso”, vale a dire come un simile; questo significa che questo precetto fonda”l’abolizione della differenza fra i sessi”(p.61)   L’amore del prossimo si regge sul fatto di svuotare l’amore del  suo senso sessuale ( pag. 78) e l’amore è così reso possibile perché “cessa di non scriversi”. Non avrebbe più a che fare col necessario perché il necessario è “ciò che non cessa di scriversi” , si fonda sulla lettera;  né ha a che fare con l’impossibile, “ciò che non cessa di non scriversi” e che si può abbordare solo con la lettera ( p.78)

All’amore, invece, è necessaria questa radice di impossibile.

Possiamo dire allora che l’amore divino tenta di annullare questa radice di impossibile. Già nei seminari precedenti  Lacan aveva fornito le formule per dire questo impossibile. Lo ricorda ancora qui. Il suo  “non c’è rapporto sessuale”, dell’ordine dell’impossibile, lo accosta stavolta all’affermazione fatta nella seconda lezione di questo seminario: “non c’è iniziazione”. E aggiunge : il fatto che entrambe non esistano ( il rapporto sessuale e l’iniziazione) non vuol dire che siano la stessa cosa. Tuttavia li accostiamo: “non c’è rapporto sessuale” e “non c’è iniziazione”.  Entrambi hanno a che fare con l’impossibile. In che cosa consiste l’impossibile dell’iniziazione?

Nella seconda lezione Lacan aveva parlato di sogno, di occultismo ( e della loro referenza allo scritto di Freud “ Sogno e occultismo” lez. 30 della “Introduzione alla psicoanalisi. Nuova serie di lezioni” 1932), di telepatia e di iniziazione. Aveva detto che la credenza nella telepatia non é dovuta al fatto che le predizioni si avverano ma al fatto che hanno a che fare col desiderio del soggetto e che il solo fatto di restituire il significante del desiderio ( nell’esempio di Freud il significante riguardava la predizione, fatta a una giovane donna, che lei si sarebbe sposata e avrebbe avuto due bambini a trentadue anni, il che certamente andava incontro al suo desiderio) bastava a lasciare del tutto soddisfatto chi l’aveva formulato. Anche l’iniziazione ci viene tramandata via occultismo e questa cosa interessa molto Lacan anche se fa notare che oggi non ce più traccia di iniziazione.

L’esempio più caro a Lacan di cosa sia l’iniziazione, quello che più l’ha affascinato, è, come è noto, il rito illustrato dagli affreschi della Villa dei Misteri a Pompei che rappresenta l’iniziazione della fanciulla ai misteri del fallo e al godimento che vi è connesso. Il fallo è velato e il pittore ferma la scena nell’atto di svelarlo, allude ad una iniziazione che non si può rendere del tutto visibile. Come rappresentare infatti l’iniziazione ai misteri, cioè al godimento che li impregna? Si tratta di una iniziazione che  non è rivolta a tutti e che presupone una credenza.

Lacan fa riferimento a Mauss che ha chiamato questo tipo di iniziazione ai misteri del godimento fallico un’iniziazione alle “tecniche del corpo”. ( pag.41)

Certamente l’iniziazione concerne  il godimento; Lacan dice qui che l’iniziazione non si può definire  altro che  come una scienza del godimento.  Ma ai nostri giorni, dice, non c’è traccia di iniziazione e questa “è una disgrazia”. Vale a dire che non c’è traccia di un’iniziazione ad un godimento sessuale che conservi i suoi misteri.

Certo ( direi che ) non possiamo cercarla nella moderna sessuologia in cui non c’è alcun mistero.

Nella lezione successiva, la V ( 8 gennaio 1974) Lacan dirà che non c’è iniziazione       ( perché) esiste soltanto il velo del senso, “che non c’è senso se non quello che si opercola” ( opercola è un neologismo di Lacan dal latino operculum , coperchio. In botanica l’opercolo è ciò che chiude la cella delle api dopo che il suo ospite, trasformato da vermetto in ape, l’ha ripulita perché possa accogliere un altro uovo deposto dal’ape regina), se posso dire così, con una nuvola: nuptiae si articola, in fin dei conti, a partire da nubes. E’ ciò che vela la luce che  costituisce tutto ciò per cui le nuptiae, i riti del matrimonio, sostengono la loro metafora. “  (p.80)

L’iniziazione è dunque l’introduzione alla sessualità.

Ma si tratta di un’iniziazione impossibile perché è impossibile ridurla alle tecniche del corpo. Quest’iniziazione impossibile sembra essere uno dei modi di definire il Reale che Lacan cerca di serrare nel nodo borromeo.

Lacan, ho detto prima, nell’aprire la sua lezione, parla delle forme  “storiche” che ha assunto l’amore modificandosi col modificarsi delle culture: l’amore cortese, l’amore cristiano, o divino, l’amore “antico” quello di epoca romana. La questione dell’iniziazione  si pone per quelle forme di amore che prevedono una introduzione alla sessualità. L’amore cristiano non prevede questo tipo di iniziazione.

Che vuol dire, infatti, in questa tradizione, definire la donna “compagna” dell’uomo, come è definita  Eva per Adamo? Il termine “compagna”, in effetti, compare nella Genesi. Cito:

Poi il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo; gli voglio fare un aiuto degno di lui” e visto che nessun animale poteva stare ‘di fronte a lui’, gli procurò un sonno profondo e mentre dormiva prese una sua ‘costola’ (se così si deve intendere la parola ebraica che in tutta la Bibbia, con questo significato ricorre soltanto in questo luogo), e con essa formò Eva, da Adamo poi riconosciuta come propria compagna: “Questa è carne della mia carne e osso delle mie ossa” (Gen.2, 23).

Nell’amore cristiano, dunque, fin nella Genesi, la donna è definita “compagna” dell’uomo e fatta, diciamo, della sua stessa pasta. Osserviamo che, come in altri miti precristiani ( vedi ad esempio il mito dell’incontro tra Penia, l’indigenza e Poros, l’Espediente che feconda Penia nel sonno, in stato di incoscienza, mito evocato altrove da Lacan) , anche nella Genesi l’incontro, l’evento dell’incontro, avviene durante il sonno, vale a dire in maniera inconscia.

Da sveglio  Adamo “riconosce” Eva come propria compagna, come “simile”, ma l’evento dell’incontro avviene nel sonno, vale a dire secondo una modalità inconscia.

Allora come si “accompagnano” l’uomo e la donna visto che si incontrano e che poi si fanno compagnia, ma è l’incontro a costituire un evento, vale a dire qualcosa che ha a che fare col sapere inconscio?

Questo accompagnarsi, si chiede Lacan, corrisponde forse all’idea dell’homo viator, dell’uomo che si sceglie una compagna per passare insieme una vita, un pezzo di vita? Questo, dice, è il registro cristiano dell’Homo viator. Ma fa parte anche del vocabolario della sinistra: qui  Lacan allude alla definizione di “compagno” e “compagna” degli ambienti di sinistra, un appellativo ormai quasi scomparso ma all’epoca, siamo nel 1973, molto in uso. Lacan trova che essere di sinistra sia  assolutamente tradizionale, vale a dire nel solco della tradizione cristiana e  sembra voglia suggerire che nella communitas comunista, così come era vagheggiata negli anni Settanta, quelli di questo seminario, l’ideale del rapporto uomo-donna fosse in qualche modo un ideale di stampo cristiano, dunque nel solco della tradizione. Che cosa comporta quest’idea dei rapporti fra gli uomini e le donne? Certamente  comporta l’eliminazione dell’alterità, dell’alterità della donna. La compagna è assimilata al compagno, l’uomo, come Eva ad Adamo, osso delle sue ossa.

Lacan ironizza lievemente sull’idea cristiana del rapporto di “accompagnamento”  che lega l’uomo alla donna e dice che esso richiama le figure del nonno e della nonna, i compagni di strada di una vita.

Sarebbe questo l’amore? Nell’inconscio c’è anche questo, risponde, ma forse non è tutto.

Che cosa è allora l’amore?

L’amore è un dire che si rivolge al sapere, al sapere inconscio, al “nodo dell’essere” ( dunque il sapere inconscio è un nodo dell’essere e Lacan mette l’accento sulla parola “nodo” non sull’essere)  ma non ha niente a che fare con la verità.

In questo senso, possiamo dire, l’amore ha a che fare col nodo borromeo.

In quale forma del nodo borromeo, in quale tipo di annodamento troviamo l’amore?  Prima di definirlo qualche parola sulle proprietà del nodo borromeo.

Proprietà del nodo borromeo:

a differenza di una catena di tre anelli  (ad esempio gli anelli olimpionici ) per cui è solo attraverso l’anello medio che si può rompere l’estremità degli altri due, il nodo borromeo è fatto in modo che, qualsiasi dei tre nodi io sciolga, si sciolgono anche gli altri due.

Nel nodo borromeo possiamo mettere uno dei tre anelli al posto di uno qualsiasi degli altri due e se ad ognuno di essi facciamo corrispondere RSI avremo l’equivalenza dei tre. Essi prendono consistenza dalla loro differenza ( dunque sono equivalenti ma differenti). Ciascuno di loro può giocare il ruolo di medio in modo che possa esserci un ordine. ( p.77) Dunque è il medio che ordina. Infatti : nel nodo ce n’è solo uno che, tagliato, liberi gli altri due. Questo uno è il nodo che fa da medio.

Le indicazioni di pagina fanno riferimento all’edizione italiana del seminario destinata ad uso interno e tradotta dai membri dell’ALI di Torino

Se il ruolo di medio lo gioca il simbolico ci troviamo al cuore dell’amore divino , dell’amore cristiano, puro.

Se il ruolo di medio lo gioca l’immaginario parliamo di amore, di amore sessuato.

Qui Lacan ci propone una teoria certo originale delle caratteristiche e del posto dell’amore. Nell’immaginario come medio sta il fondamento del vero posto dell’amore. L’immaginario come medio supporta  “ quello che bisogna ben chiamare amore” ( p. 69).

Seguo il filo del suo discorso che consiste nel mostrarci continuità e differenze storiche nella concezione e funzione dell’amore. Lacan abborda perciò l’amor cortese, teoria di cui ha già parlato nel seminario L’Etica della psicanalisi. [2]

Nella lezione del 10 febbraio 1960 ( siamo anche qui alla vigilia delle vacanze, questa volta le vacanze  d’inverno, Lacan alla fine del seminario dà appuntamento ai suoi dopo  tre settimane) Lacan afferma: “Il punto di partenza del’amor cortese….è di essere una scolastica dell’amore infelice” ( p. 186 ). Poi, per illustrare lo scollamento fra questa teoria, questo ideale d’amore, e la realtà – vale a dire la posizione effettiva della donna in una società medievale- cita una serie di personaggi ( ad esempio Pietro D’Aragona)o il primo dei trovatori, Guglielmo di Poitiers “temibilissimo bandito” (p.188) prima di dedicarsi all’attività poetica) che dimostrano  con i fatti della loro vita come alla glorificazione della Dama non corrispondesse niente di reale. Il posto sociale della donna non era affatto invidiabile nel Medio Evo.  Lacan trova delle corrispondenze tra l’amor cortese e certe esperienze mistiche straniere ma anche indù e tibetane ( Etica p.189).

Nella struttura della mistica dell’amor cortese “l’oggetto femminile…si introduce attraverso la porta assai singolare della privazione, dell’inaccessibilità…l’inaccessibilità dell’oggetto è posta qui al principio.” ( Etica p. 190). Anche se, dice Lacan, le “graziose” dell’epoca erano grassocce e questo era considerato un elemento di sex appeal, non avevano nessuna sostanza reale. E’ in questo solco che si colloca Dante, “poeta metafisico” come Lacan lo chiama che fa di Beatrice, di cui si era invaghito quando era bambina, all’età di nove anni, l’allegoria della filosofia e della scienza sacra . Una volta trasformato in allegoria, in icona, in una funzione, l’oggetto perde la sua umanità.

“Non si parla mai d’amore in termini così crudi come quando la persona è trasformata in una funzione simbolica.” ( p.190)

Come intendere questa “crudezza della Dama?

A cosa serve la sublimazione  del sessuale ( nell’amor cortese in questo caso) ? Qual è la sua molla? Quale il suo scopo tendenziale? Mi è sembrato che il seminario sull’Etica fosse illuminante anche su questo punto

Il punto di mira tendenziale della sublimazione, dice Lacan, poggia sul fatto che “l’uomo chiede di essere privato di qualcosa di reale” ( p.191) Questa “privazione” avviene a causa di un partner  che Lacan definisce “inumano” ( Etica, 192). La dama infatti dà prova di arbitrarietà assoluta nella prova che esige dal suo servo e per questo si mostra assolutamente “crudele”.

Ricordo che in questo stesso seminario sull’Etica Lacan, a proposito di Antigone, usa un aggettivo “omos, inumano, crudo, inflessibile, crudele” riferito ad Antigone, l’aggettivo è nel testo della tragedia di Sofocle. L’inflessibilità di Antigone non riguardava però un amante respinto ma la coerenza con le “leggi non scritte degli dei”. Antigone, rinunciando alle nozze e all’amore si colloca fuori sesso, si trasforma anche lei in una funzione: è questo che la rende inflessibile.

Il topos della donna crudele è presente in molta letteratura anche di molto posteriore all’amor cortese: sono presenti ad esempio anche in antiche canzoni napoletane del settecento. Fra queste, una delle più belle” Fenesta vascia”, Finestra grande, recita nei primi versi:

Fenesta vascia e padrona crudele

quanta suspire m’aje fatto jettare!

M’arde ‘sto core comm’a ‘na cannela
bella, quando te sento annommenare.
Questo testo fa parte di una raccolta di canzoni napoletane del 700.Chiunque può ascoltarne la musica nella versione di Murolo,per esempio.
Il confine tra poesia e canzone qui non esiste. Il cuore arde come una candela, ma l’amata è fredda come la neve, che pure è fredda, ma si fa toccare…
Si tratta dunque di un ideale, quello della “bella crudele” che aveva permeato anche la cultura popolare, e per molti secoli.

Nell’amor cortese l’oggetto è dunque inaccessibile ed anche “separato da colui che si strugge, per raggiungerlo, da ogni sorta di potenze malefiche” ( Etica, p.193).

In conclusione, dice Lacan, ho voluto mostrare” come sia un’organizzazione artificiale, artificiosa del significante che fissa ad un certo momento le direzioni di una certa ascesi”( Etica 193) Quest’operazione, se ho ben compreso, costituisce una “proiezione” di una certa “trasgressione del desiderio” ( Etica 194).

Come intendere qui “trasgressione del desiderio”? Del desiderio in senso soggettivo, cioè trasgressione operata dal desiderio.

Mi sembra che Lacan contrapponga desiderio ( che è trasgressivo)  e principio di piacere ( che punta alla soddisfazione e all’equilibrio ). E sembra anche che dica che la trasgressione sia trasgressione del principio di piacere. Nell’amor cortese si tratta infatti di trattenere, sospendere, di Amor interruptus, insomma, come lui conclude, di qualcosa che assomiglia ai cosiddetti “piaceri preliminari”.

La canzone a cui ho fatto cenno prima non è forse una forma di “piacere preliminare”?

Finestra grande e padrona crudele: che cosa si aspetta l’innamorato se non che la finestra si apra e la donna appaia e che con questo aprire gli faccia cenno, lo riconosca, lo saluti?

Il saluto, il riconoscimento dell’Altro ( della Dama), dice Lacan, è il dono supremo. Lacan ricorda che nell’erotica dell’amor cortese c’è la descrizione di una serie di tappe che vanno dal saluto al bere, al parlare, al toccare, al bacio fino a quello che viene definito le don de mercì ( Etica p.194).

Le don de mercì era il termine adoperato sotto Luigi XII per indicare pudicamente la deflorazione.

Ciò che è paradossale, nota Lacan, è che alcuni dei testi più ascetici dell’amor cortese sono ispirati all’Ars amandi di Ovidio. Ora Ovidio aveva scritto un trattato per libertini, è la lettura di Lacan, una guida ai postriboli di Roma, ai luoghi dove si potevano incontrare le più belle pollastrelle di Roma. Eppure… Ovidio scrive: “ Militiae species amor”, l’amore è una forma di milizia. Lacan spiritosamente legge: Ovidio  voleva dire che le dame di Roma non sono tanto facili,  che richiedono una vera e propria militanza per essere abbordate.  Insomma niente di più lontano da Ovidio della “rinuncia” dell’amor cortese. Quello che resiste sono dei significanti che passano da un sistema all’altro, da una forma d’amore ad un’altra ma mutando completamente la loro significazione. L’amor cortese traduce la “milizia” di cui parla Ovidio necessaria ad abbordare le signore  con quanto detto prima: attesa, rinuncia, che costituiscono una forma di piacere preliminare, appunto.

Dunque, conclude Lacan in questa lezione  dell’Etica, si tratta di un sistema significante costruito in maniera artificiosa ma che ha permesso ad André Breton, ad esempio, di scrivere  un testo come “L’amore pazzo”. Si tratta quindi di un “sistema significante” che ha tenuta; potremmo dire che corrisponde ad una necessità interna all’amore. Solo che, è così che intendo le affermazioni di Lacan, sono significanti che mutano di significazione nelle differenti concezioni dell’amore.

Ho ricordato questa lezione del seminario “L’etica della psicanalisi”perché Lacan la usa come raccordo per parlare della questione del godimento e della morte  nell’amor cortese ma soprattutto per ribadire  che si tratta della produzione di un “ordine” del feudalesimo, che è una visione del mondo, un modo di ordinarlo e regolarlo. Il feudalesimo non è però una rettifica dell’amore divino, non è una contro-teoria dell’amore divino, ma esso ha mantenuto “qualcosa di un ordine antico”.

Lacan dice insomma che ciò che noi sappiamo della classicità è filtrato , conservato dall’era feudale.  Nel seminario sull’Etica, l’abbiamo visto, Lacan aveva  messo in rilievo il fatto che l’uso che la poesia cortese aveva fatto ad esempio di Ovidio era lontano da ciò che Ovidio scriveva, cioè un’ “erotica”. Qui afferma di non vedere alcuna differenza tra l’omaggio dell’amor cortese alla Dama e quello di Catullo a Lesbia, benchè Lesbia fosse una prostituta.

Dobbiamo pensare a Catullo come a un “poeta cortese”? Ad un giovane uomo di trent’anni morto nel 57 a.C. e che però  scrive come un trovatore? Ovidio è successivo di poco a Catullo. Vive a cavallo del’inizio dell’era cristiana, muore nel 17 d. C. a sessant’anni. Si tratta dunque di due poeti quasi coevi. Dobbiamo ipotizzare due dimensione dell’amore: l’erotica di Ovidio e lo struggimento per l’amore impossibile di Catullo che possono coesistere nella stessa epoca.

Vediamo ora cosa possiamo intendere per amore.

Lacan dice che l’amor cortese  mostra che all’ amore  è necessaria una radice di impossibile. Dunque, conclude Lacan nella lezione V, “l’amore è l’amor cortese”. Poi  parla subito dopo dell’amore del prossimo per insistere sul fatto che esso si regge    “ sul fatto di svuotare l’amore del suo senso sessuale”. Svuotata del suo senso sessuale la cosa, l’amore, si rende possibile e perciò si cessa di scriverla.

“e’ proprio questo il senso della lettera d’amore che non cessa di scriversi, ma solo fino a quando mantiene il suo senso, cioè non a lungo” ( Les non-dupes errent p.78)

Io intendo per “senso” il suo senso di impossibile, di mancato, e dunque di sessuale: è questo che non cessa di scriversi. Cessa quando si esaurisce il suo senso sessuale e l’amore si trasforma, ad esempio, nel “farsi compagnia”.  Malgrado la sublimazione l’amor cortese tiene vivo il carattere d’impossibile dell’amore.

Allora, per tornare al nodo borromeo e alla funzione del medio, Lacan afferma che il fondamento del vero posto dell’amore sta nell’immaginario preso come medio e che l’amore cristiano ha operato uno spostamento dell’amore che  è venuto  a prendere il posto del desiderio.

Come è successo? La cosa è stata possibile attraverso l’insegnamento del Cristo, del suo “dire”, non attraverso la sua passione che, dice Lacan, è passione del significante ( per questo forse la figura del Cristo lo affascina) . Cristo diceva “Imitate i gigli del campo che non tessono e non filano!”  (Les non-dupes errent p.70) Come si può misconoscere il fatto che  nessuno mai ha tessuto e filato come i gigli del campo?

Lacan ha già usato questa metafora dei gigli del campo per parlare del godimento-sofferenza della pianta, un godimento di cui non sappiamo nulla. Qui Lacan aggiunge che I gigli del campo  sono una metafora dell’inconscio, di ciò che l’inconscio tesse e fila ( Les non-dupes errent p.70), vale a dire che ciò che filano è un sapere. Non c’è sapere che del godimento, infatti come ha già detto nei seminari immediatamente precedenti.

Senza questo sapere tessuto e filato dai gigli del campo, dall’inconscio che tesse la sua struttura, “ non si può collocare nel modo giusto l’amore”.  Affermare come il Cristo che i gigli del campo non filano significa denegare il lavoro dell’inconscio, che tesse e fila.

“L’amore cristiano ha battezzato amore il rapporto del corpo con la morte” e “io do’ sempre al reale questo senso sommario della morte”. Nell’amore cristiano l’amore è collocato nel posto del desiderio. Questo è stato possibile a partire da ciò che Cristo insegna ( Les non-dupes p.70).

In era precristiana il desiderio era al suo posto allora? Era questa l’erotica di Ovidio? Dopo il cristianesimo il sapere inconscio, quello filato e tesuto dai gigli del campo, viene denegato e con esso il desiderio che “comanda” il godimento.

Questo non significa però che le cose possano essere rimesse al loro posto, che cioè il desiderio possa prendere di nuovo il posto dell’amore, nota Lacan. Anzi Lacan  propone di considerare  l’amor cortese come medium  per il prevalere, per “l’ascesa”  dell’amore cristiano. Da allora in poi il desiderio è stato spinto “altrove”.

Il desiderio è stato spinto là dove il Reale fa da medio tra il Simbolico e l’Immaginario, là dove questo Reale è la morte – è un modo grossolano, dice Lacan di raffigurarlo. Lacan trova audace questa sua affermazione tanto più che aggiunge che, se il desiderio è stato spinto verso il Reale- Morte  ciò che abbiamo è il masochismo. Non il masochismo come contrapposto all’istinto di vita, cioè come pulsione di morte, ma il masochismo come perversione,  il masochismo come mezzo per unire il godimento e il corpo, vale a dire il Reale e l’Immaginario. Credo che la nostra pittura di ispirazione cristiana illustri magnificamente questa tesi. Si pensi alle flagellazioni del Cristo e dei martiri, alla loro resa alla sofferenza e alle espressioni quasi di estasi con cui vengono raffigurati. In un altro momento della lezione lacan aveva definito “sadica” la tentazione della mela, mito fondatore del cristianesimo, a cui sono sottoposti Adamo ed Eva.

Lacan ha parlato della perversione masochista introdotta dal cristianesimo come di un modo per recuperare corpo e godimento. Qui l’anello centrale è quello del Reale. Lacan accosta Reale e morte, dice che grossolanamente il Reale può essere assimilato alla morte. In effetti la religione insiste sul fatto che il diveniDee del corpo è nella morte. Dopo la morte del Cristo c’è stata la Resurrezione, dunque dalla morte rinasce il corpo. Pensiamo al mito del Giudizio Universale che tanto aveva affascinato Freud. Il famoso lapsus di Signorelli è riferito a questo, al dipinto appunto di Luca Signorelli, grandioso affresco dell’Apocalisse e del Giudizio Universale che adorna la cappella San Brizio del Duomo di Orvieto. Corpi metà scheletro e metà carne che si svincolano dalla terra che li ha seppelliti per rinascere dalla morte.

La religione ha prodotto quindi un terzo possibile annodamento,quello in cui il Reale, la morte, è l’anello medio e viene al posto del desiderio che viene scacciato.E’ il masochismo che annoda Simbolico (l’amore divino) e Immaginario ( l’amore propriamente detto)

E la psicoanalisi? La psicoanalisi ha seguito questo “viraggio fuori posto del desiderio” occupando il posto dell’amore ma direi che non è riducibile all’amore, all’amore di transfert. Il transfert è all’inizio, è ciò che rende possibile l’analisi ma non è alla fine. La psicanalisi non tappa il buco tra reale e sapere inconscio ma ne conserva l’irriducibilità. Possiamo concepirla come una quarta forma d’amore?

L’amore è il rapporto del Reale con il sapere. ( Les non-dupes errent p.71) ; l’amore comunemente detto tappa il buco prodotto dal Reale. Nell’amore che accompagna una cura questo buco resta aperto, non c’é tappo. E’ la quarta forma d’amore?

Marisa Fiumanò

[1]Le indicazioni di pagina fanno riferimento all’edizione italiana del seminario destinata ad uso interno e tradotta dai membri dell’ALI di Torino

[2] Le pagine indicate d’ora in avanti fanno riferimento all’edizione italiana del  Seminario, Libro VII L’etica della psicanalisi 1959-60, Einaudi Torino 1994.

 

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