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	<title>ALI in Italia &#187; Per ricordare J. Lacan</title>
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	<description>Associazione Lacaniana Internazionale in Italia</description>
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		<title>Per ricordare Jacques Lacan nel 30° anniversario della sua scomparsa</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 13:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pour Lacan Il 9 settembre 1981 Lacan ci ha lasciato per diventare Altro finalmente. Era verso questo che tendeva, che ci portava. In questo risiede la difficoltà a rispondere ai vari quesiti che riguardano la sua persona o la sua pratica. Difficile non diventare aneddotici per caratterizzare ciò che si raccoglieva da un colloquio fuori [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- @font-face {   font-family: "Times New Roman"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }p { margin-right: 0cm; margin-left: 0cm; font-size: 10pt; font-family: Times; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --><strong>Pour Lacan</strong></p>
<p>Il 9 settembre 1981 Lacan ci ha lasciato per diventare Altro finalmente. Era verso questo che tendeva, che ci portava.<br />
In questo risiede la difficoltà a rispondere ai vari quesiti che riguardano la sua persona o la sua pratica. Difficile non diventare aneddotici per caratterizzare ciò che si raccoglieva da un colloquio fuori dal comune.<br />
Per dire che rimane per noi presente, se vogliamo ascoltare la sua voce che raccomanda di rimanere fedeli all’inconscio, anche se questo non protegge necessariamente dall’erranza.</p>
<p>Muriel Drazien</p>
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		<title>Un ricordo &#8211; M. Fiumanò</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 18:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per ricordare J. Lacan]]></category>
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		<description><![CDATA[Ero quasi per caso all’Auditorium di Santa Cecilia a Roma il 3 Novembre 1974 quando Lacan  pronunciò La  Troisième, la sua terza conferenza in Italia. Come quasi tutti gli italiani presenti non capii molto, ma che fosse un evento mi era assolutamente chiaro. Lo rividi anni dopo, acerba relatrice a un convegno parigino in cui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ero quasi per caso all’Auditorium di Santa Cecilia a Roma il 3 Novembre 1974<span id="more-1085"></span> quando Lacan  pronunciò <em>La  Troisième</em>, la sua terza conferenza in Italia. Come quasi tutti gli italiani presenti non capii molto, ma che fosse un evento mi era assolutamente chiaro.</p>
<p>Lo rividi anni dopo, acerba relatrice a un convegno parigino in cui avrei parlato di Dora. Me lo presentarono e lui volle avere il mio testo, mi disse che lo avrebbe letto e che mi avrebbe detto che cosa ne pensava se lo avessi chiamato. L’emozione in qualche modo m’impedì di farlo e non seppi mai se la citazione di Cicerone, messa in esergo per mascherare la mia inadeguatezza, gli fosse piaciuta. Del mio incontro con Lacan mi è rimasta una breve sequenza di immagini giustapposte simile allo scenario di un sogno: il suo studio affollato, Gloria, la segretaria, che mi fa entrare prima di tanti altri in attesa, io che gli porgo il mio testo, lui che mi fa intendere – o me lo sono immaginato?- che avrei potuto ( o dovuto?) sdraiarmi sul lettino. E ancora: Lacan  vecchio e ormai silenzioso, in una riunione conviviale dopo un seminario, che accenna ad alzarsi per offrire a una giovane sconosciuta la sua sedia.  Poi sono venuti il lavoro sui testi, la clinica, l’insegnamento, l’ingaggio per la  psicanalisi, ma resta vivo nella memoria il sapore di quel piccolo gesto di galanteria  di un uomo che amava le donne,  sapeva ascoltarle e scriverne come nessun altro.</p>
<p><em>Marisa Fiumanò</em></p>
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		<title>9 settembre 2011 &#8211; 30° anniversario della morte di Jacques Lacan</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 16:52:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per ricordare J. Lacan]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordi, pensieri, riflessioni su Jacques Lacan &#160; &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordi, pensieri, riflessioni su <strong><a href="http://www.freud-lacan.it/?cat=70"><span style="color: #800000;">Jacques Lacan</span></a></strong> <a rel="attachment wp-att-981" href="http://www.freud-lacan.it/?attachment_id=981"><img class="alignright size-full wp-image-981" title="316455_1486384855247_1702691975_701510_4619670_n" src="http://www.freud-lacan.it/wp-content/uploads/2011/09/316455_1486384855247_1702691975_701510_4619670_n.jpg" alt="" width="230" height="160" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Jacques Lacan, psicanalista (1901-1981)</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 16:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per ricordare J. Lacan]]></category>

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		<description><![CDATA[La nouveauté que la psychanalyse révèle, c’est un savoir insu à lui-même La novità che la psicanalisi rivela è un sapere insaputo a se stesso J. Lacan, 4 novembre 1971 Trent’anni or sono, il 9 settembre del 1981, si spegneva nel silenzio in cui si era lasciato sprofondare, complice l’afasia motrice, lo psicanalista francese Jacques [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La nouveauté que la psychanalyse révèle, c’est un savoir insu à lui-même</em><br />
La novità che la psicanalisi rivela è un sapere insaputo a se stesso<br />
J. Lacan, 4 novembre 1971</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1001" href="http://www.freud-lacan.it/?attachment_id=1001"><img class="alignright size-full wp-image-1001" title="636px-Plaque_Jacques_Lacan,_5_rue_de_Lille,_Paris_7" src="http://www.freud-lacan.it/wp-content/uploads/2011/09/636px-Plaque_Jacques_Lacan_5_rue_de_Lille_Paris_7.jpg" alt="" width="306" height="287" /></a>Trent’anni or sono, il 9 settembre del 1981, si spegneva nel silenzio in cui si era lasciato sprofondare, complice l’afasia motrice, lo psicanalista francese Jacques Lacan (Parigi 1901-1981).<span id="more-972"></span> Il suo nome rimarrà per sempre legato all’originale e rigorosa rilettura della scoperta freudiana dell’Inconscio, che lo ha portato a innovare poderosamente la clinica. Il prezzo da lui pagato è stato altissimo: la messa al bando dalla comunità psicanalitica, così come molti secoli prima (1656) a causa di un’analoga spinta critica l’ebreo Baruch Spinoza era stato messo al bando dalla propria comunità religiosa.<br />
La “colpa” di Lacan è stata quella di privilegiare l’ascolto degli analizzanti rispetto ai dogmi del sapere analitico, lasciandosi &#8211; come Freud &#8211; insegnare da quelli e avendo l’audacia di avanzarsi nei territori della follia sino a scoprire che all’origine dei funzionamenti del paranoico troviamo gli stessi meccanismi di quelli della persona c.d. “sana”.<br />
Personaggio controverso, di straordinaria ricchezza e complessità, J. Lacan ha proceduto sulla strada del proprio impetuoso desiderio scandalizzando e turbando,  divenendo per un verso oggetto di odio degli adepti delle grandi istituzioni analitiche i quali si sentivano messi in discussione dalle sue acquisizioni teoriche, suscitando per un altro l’amore, sconfinante nella venerazione, dei suoi allievi – amore che, a distanza di trent’anni dalla sua scomparsa, si mantiene mirabilmente integro. La decisione di non arretrare sulla strada del proprio desiderio è certamente una delle ragioni della dolorosa decisione da lui presa nel 1980, pur nell’imminenza della propria morte, di dissolvere la sua Scuola, divenuta oramai luogo di conflitti insanabili. Quella decisione, rimasta in parte enigmatica, continua ad alimentare funeste lacerazioni fra quanti si riconoscono oggi nella sua  filiazione.<br />
Ma il vero scandalo rappresentato da J. Lacan è stato più propriamente quello di denunciare che, nell’Inconscio, non c’è rapporto sessuale, che ciascuno di noi deve deporre la propria aspirazione a fare Uno con l’Altro.  Che, il nostro desiderio è sempre desiderio dell’Altro e che quest’Altro a cui incessantemente ci rivolgiamo non risponde mai alle nostre domande, costituisce un inquietante luogo vuoto. Che l’oggetto che muove il nostro desiderio è costituito da una mancanza. Che al centro del nostro Sapere inconscio c’è una faglia irriducibile, la quale ci espone al confronto con un godimento mortifero. Che il Nome-del-Padre, che ha strutturato tutta la cultura di cui siamo il prodotto, è in inarrestabile declino. Che il sintomo ci è indispensabile per vivere… In una parola: che l’uomo è solo davanti alla propria responsabilità di soggetto desiderante, che la ragione è impotente e che lo psicanalista – lungi dall’essere il Dio onnipotente del fiat lux – è soltanto un debole ed effimero fuoco fatuo, destinato a estinguersi nel momento stesso in cui sembrava accendersi.<br />
Quanto basta per minare alle fondamenta tutte le certezze della civiltà occidentale contemporanea, persa nella folle ebbrezza di padroneggiare il Reale!<br />
Con una vasta serie di pubblicazioni e di inziative ad ampio raggio, la Francia si accinge in questi giorni a celebrare solennemente l’anniversario della sua morte. J. Lacan è stato infatti a lungo protagonista della scena culturale nel Novecento europeo, assieme a personalità del calibro di F. De Saussure, C. Lévi-Strauss, A. Koyré, A. Kojève, L. Althusser, M. Heidegger, R. Jakobson e altri ancora. Il suo grande sforzo di descrizione clinica si è sistematicamente e programmaticamente nutrito degli apporti, oltre che della psichiatria e della psicanalisi ortodosse, della filosofia, della filologia, della storia dell’arte, della linguistica, della letteratura, della matematica: cioè di tutti gli altri discorsi nei quali l’uomo del nostro tempo è preso.  E tutto questo mai in modo succube, bensì sempre e solo in funzione di ciò che il clinico coglieva nell’ascolto dei pazienti (e con ciò stesso ad ogni nuovo tornante perpetuando quella condizione di eretico necessariamente da condannare da parte dei rappresentanti del sapere accademico – condizione che ne ha indelebilmente, e altrettanto fruttuosamente, segnato la prassi).<br />
Lacan ha avuto un rapporto molto forte con l’Italia. Nel nostro paese egli è più volte venuto e ha ammirato la carnalità della pittura barocca, il misticismo della statuaria berniniana, la tracotante possanza delle nostre cupole. In Italia ha pronunciato discorsi fondativi delle tappe maggiori del suo percorso teorico: da <em>Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicanalisi</em> (1953) a <em>La terza</em> (1974). Agli psicanalisti italiani si è rivolto, nel momento di fondazione da noi del primo gruppo che a lui si è richiamato, con un manifesto (<em>Lettera agli italiani</em>) in cui risuona un monito specifico: per essere analisti bisogna lavorare molto, accettando di sottoporre il proprio percorso di analista alla procedura della <em>passe</em>, sforzandosi di dar conto di ciò che in noi ha prodotto il desiderio di analista e dando testimonianza del nostro rapporto con l’oggetto <em>a</em> in tutte le sue molteplici funzioni. Siffatto monito va al di là della particolare congiuntura in cui venne lanciato e continua a investire quanti decidano di assumersi le loro responsabilità nell’effettuazione del proprio atto. In questo senso, il monito attende ancora di essere adeguatamente analizzato e interpretato dalla comunità analitica internazionale. Quello stesso monito risuona oggi, con rinnovata forza, nell’invito rivolto agli psicanalisti italiani da Ch. Melman, fondatore dell’Association Lacanienne Internationale, a individuare e lavorare sui significanti del Reale italiano all’interno della comune impresa di un <em>Dizionario della psicanalisi</em> da lui diretto e in cui trovino spazio gli specifici <em>realia</em> della nostra cultura. Solo nella riscoperta dei nostri antecedenti, (a cominciare dall’apporto dato alla clinica da figure come E. Weiss e E. Tanzi e in diretta contiguità con la parola seminata a partire dagli anni ’70 in Italia da M. Drazien, C. Gilardi, P. Carola e, più recentemente, da M. Fiumanò) potremo sperare di mettere a segno il nostro particolare ritorno a Freud, accedendo a un nuovo modo di scrivere il rapporto con il Reale e con noi stessi.</p>
<p>In occasione dell’anniversario della morte di J. Lacan, la Casa Editrice “Editori Internazionali Riuniti” (Roma 2011) pubblica in lingua francese un libro-intervista <em>Mes soirées chez Lacan</em> in cui allievi diretti (Ch. Melman, M. Czermak, M. Drazien) ed eminenti psicanalisti e psichiatri lacaniani di seconda generazione (Cl. Landman, J.-J. Tyszler, M.-Ch. Cadeau) parlano del loro incontro con Lacan e con la psicanalisi lacaniana. Il libro, a cura dei membri dell’Association Lacanienne Internationale C. Fanelli, J. Jerkov e D. Sainte Fare Garnot, si indirizza a psicanalisti e non psicanalisti nell’intento di fornire uno strumento agile e piano di riflessione su concetti maggiori della clinica psicanalitica. L’edizione in lingua italiana, corredata di un apparato di note, è prevista per la prima metà del 2012.</p>
<p>Janja Jerkov</p>
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