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	<title>ALI in Italia &#187; libri</title>
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	<description>Associazione Lacaniana Internazionale in Italia</description>
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		<title>Ultimi libri pubblicati da membri dell&#8217;ALI</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 22:41:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Libri pubblicati nel 2013 Jean-Paul Hiltenbrand  &#8211; Transfert, oggetto a, identificazione, Edizioni Et Al.,Milano,  2013. &#160; Libri pubblicati nel 2012 M.-C. Laznik &#8211; Con voce di sirena &#8211; Editori Internazionali Riuniti P. Caròla &#8211; Leggendo Freud, studiando Lacan -  Editori Internazionali Riuniti Armellino, Bartolomeo, Bottone, Gravina, Mastrocola, Mele, Melman, Moroncini, Petrillo, Porge, Ricca, Romagnuolo, Tomeo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Libri pubblicati nel 2013</p>
<p><span style="color: #800000;">Jean-Paul Hiltenbrand </span> &#8211; <em>Transfert, oggetto a, identificazione</em>, Edizioni Et Al.,Milano,  2013.</p>
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<p>Libri pubblicati nel 2012</p>
<p><span style="color: #800000;">M.-C. Laznik</span> &#8211; <em>Con voce di sirena</em> &#8211; Editori Internazionali Riuniti</p>
<p><span style="color: #800000;">P. Caròla</span> &#8211; <em>Leggendo Freud, studiando Lacan</em> -  Editori Internazionali Riuniti</p>
<p><span style="color: #800000;">Armellino, Bartolomeo, Bottone, Gravina, Mastrocola, Mele, Melman, Moroncini, Petrillo, Porge, Ricca, Romagnuolo, Tomeo</span> &#8211; <em>Fobia e perversione nell&#8217;insegnamento di Jacques Lacan</em> -  Cronopio</p>
<p>Per informazioni vai alla sezione LIBRI</p>
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		<title>R. Armellino su &#8220;Leggendo Freud, studiando Lacan&#8221; di Paola Caròla</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Dec 2012 16:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Note di lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[psicanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggendo questo testo che raccoglie le note che hanno fatto da guida allo studio che la dott.ssa Paola Caròla ha svolto dei testi freudiani al Centro Lacaniano di Studi Psicoanalitici (CLSP) a partire dall’87, non ho potuto fare a meno di ricordare quegli anni in cui seguivo da studentessa di filosofia le attività di questo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Leggendo questo testo che raccoglie le note che hanno fatto da guida allo studio che la dott.ssa Paola Caròla ha svolto dei testi freudiani al Centro Lacaniano di Studi Psicoanalitici<span id="more-1641"></span> (CLSP) a partire dall’87, non ho potuto fare a meno di ricordare quegli anni in cui seguivo da studentessa di filosofia le attività di questo Centro davvero unico nella mia città. Per chi come me era attirato da queste letture psicanalitiche, oltre ad alcuni corsi universitari di psicologia dinamica e a qualche incontro pubblico all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici dove avevo incontrato da liceale Cesare Musatti, era davvero difficile trovare un luogo in cui questo desiderio di conoscenza, slegato dagli esami universitari o dalle rigide e costose convenzioni che regolano certi istituti di formazione psicoanalitica, potesse essere mantenuto vivo. Questo luogo per me non è stato solo l’incontro con un luogo fisico, ma soprattutto il luogo d’incontro di un desiderio, che mi aveva animato negli anni e che mi aveva mosso nella relazione con alcune persone, da me di volta in volta investite come soggetti supposti sapere: i miei genitori, il mio parroco, i miei insegnanti. Il CLST è stato per me il luogo in cui, per dirlo con le parole di Paola Caròla «potessero essere accolti e appoggiati quei tentativi individuali, tanto spesso ignorati o fraintesi, di dare spazio al soggetto». La frequentazione di questo centro è stata per me una vera e propria sorpresa, e credo lo sia stato anche per altri che insieme a me hanno seguito ciò che vi si svolgeva.</p>
<p style="text-align: justify;">All’iniziale apertura a tutti di questo luogo, vi si potevano incontrare studenti di lettere e filosofia, psicologi, psichiatri, professori universitari, psicanalisti, seguiva poi la scoperta di un luogo il cui accesso era possibile solo se ci si metteva del proprio. Chi arrivava con l’idea di ottenere un sapere facile da comprendere, ne veniva presto deluso se non scoraggiato. Gli stessi seminari dattiloscritti di Lacan, conservati nella biblioteca del CLSP, all’epoca non c’esistevano traduzioni italiane, e pochi seminari erano stati pubblicati in Francia dalle edizioni <em>Seuil</em>, non erano facilmente consultabili o almeno non… tutti! Strano luogo davvero, da un lato apertura al sapere inconscio, dall’altro ostacoli verso questo sapere. Come se all’apparente facilità di acquisire un sapere, facesse subito riscontro la difficoltà di cogliere il concetto (<em>Begriff</em>), e confrontati presto con la nostra debilità mentale eravamo spinti a romperci con la difficoltà di questa presa. C’era di che scoraggiarsi, ma questo non era che l’effetto delle prime disillusioni, delle prime cadute identificatorie,  che dovevano lasciare il passo a qualcos’altro, quello sì con diritto di cittadinanza. Insomma, dopo un po’, mi fu chiaro che in quel luogo non si andava per ottenere qualcosa,  al contrario bisognava perdere qualcosa: niente titoli, niente crediti formativi, diremmo oggi, niente saperi spendibili sul mercato, ma un percorso tortuoso da seguire simile a quello del piccolo Hans che è preso dal concatenamento delle sue fantasie, dalle produzioni inconsce della catena significante e che alla fine lo portano a scoprirsi un altro. Si coglieva presto che a provocare tutto ciò era la presenza della dott.ssa Caròla, una presenza diversa che non avevo mai incontrato prima e che per questo scelsi per fare con lei la mia analisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Al Centro ci andavo per ascoltare i diversi relatori che erano invitati dalla dott.ssa Caròla per parlarci dei temi che di anno in anno erano oggetto di studio, e di cui conservo ancora le locandine che con cura la dott.ssa preparava. C’erano le serate con gli ospiti stranieri, tutti allievi di Lacan, che provenivano da diverse scuole psicanalitiche. Poi c’erano i seminari interni tenuti dal prof. B. Moroncini, docente alla facoltà di Filosofia con cui mi sono laureata e che mi fece conoscere il Centro, e dal prof. Cesare Colletta, docente di letteratura francese all’università, i quali ogni quindici giorni commentavano i testi lacaniani fornendoci anche delle ottime traduzioni con apparato di note per la comprensione. La dott.ssa Caròla teneva invece un suo seminario sulla lettura dei testi freudiani, di cui questo libro raccoglie alcune tracce di quello su cui lei lavorava in quegli anni. Ricordo bene che quello che mi colpiva in questi incontri era un suo modo di leggere il testo, interrogandolo ed  evidenziandone le opacità, e a chi poneva domande perché spinto dalla fretta di capire, di afferrarne il senso, lei rispondeva in un modo che poteva lasciare insoddisfatti, ma che aveva un suo peso, e spiazzava l’interlocutore, che si vedeva di colpo crollare l’idealizzazione di quel sapere psicoanalitico, che credeva di poter alimentare. «La psicoanalisi – queste le sue parole –  si occupa di cose terra terra». Risposte così, o a lato, dette o manifestate in un suo modo di fare erano avvertite come indirizzate all’interlocutore, ma da una posizione diversa da quella da cui ce l’aspettavamo, da una posizione che si sottraeva alla simmetria io-tu, e che invece mantenevano quella “disparità soggettiva” che nel capitolo sul transfert trovate spiegato con le sue parole, ma che nel mio ricordo è marchiato dal suo <em>savoir faire</em>, dal suo saperci fare che puntava a mantenere vivi i desideri inconsci di chi rivolgeva a lei le proprie domande.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa si trattava d’imparare in quegli incontri seminariali? Semplicemente d’imparare a leggere, perché l’analista non è altro che un lettore che legge il testo di ciò che intende di ciò che si dice e che sa farsi da parte quando è il momento. Nei casi freudiani che Paola Caròla rilegge studiando Lacan, il lettore noterà subito la cura nel dare voce a ciò che dei soggetti in analisi, la giovane omosessuale, Dora, l’uomo dei topi, insiste in modo sintomatico per farsi sentire, e che grazie all’ascolto e al dispositivo psicanalitico, il transfert, può essere inteso da colui che parla.</p>
<p style="text-align: justify;">Frequentando il CLSP, capii che la psicoanalisi non poteva essere compresa come si studia un esame all’università, anche se la conoscenza della dottrina psicoanalitica è fondamentale e la stessa dott.ssa Caròla s’impegnava in questo senso invitando amici e studiosi ad occuparsene, ma che bisognava farne soprattutto l’esperienza e mettere da parte la fretta di andare al dunque, di trovare una spiegazione che però non toccava niente del nostro essere e che dovevamo, invece, darci il tempo per comprendere e metterci in gioco rispetto a questo sapere. Degli anni di frequentazione dei seminari della dott.ssa Caròla quello che ha lasciato un segno è stato il suo stile psicanalitico, che ne è stato la costante, quello di sostenere il desiderio di conoscere senza mai cedere su di esso, senza mai chiudere e saturare questo sapere che si declina solo al singolare, sebbene sia per tutti, ma non è trasmissibile annullandone la particolarità di chi vi accede. L’inconscio – dice Lacan – nella <em>Questione preliminare ad ogni possibile trattamento della psicosi</em> «è il luogo presente per tutti e chiuso ad ognuno, in cui Freud ha scoperto che senza che ci si pensi, e dunque senza che qualcuno possa pensare di pensarci meglio di un altro, c’è chi pensa, <em>ça pense</em>» (Scritti, p. 544). Mi auguro che noi, suoi analizzanti, che con lei abbiamo condiviso alcuni anni della nostra vita, riusciremo col suo stesso amore di transfert a continuare in questa trasmissione della psicoanalisi e ad offrire un luogo che sappia intercettare queste domande di sapere e a trasformarle in desiderio di sapere.</p>
<p style="text-align: right;">Rossella Armellino</p>
<p>Testo letto il 7 dicembre all’Associazione Lacaniana di Napoli durante una serata in onore di Paola Caròla e del suo libro postumo.</p>
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		<title>Con voce di sirena</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 21:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[autismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Marie Christine Laznik Il dramma dell’autismo restituito attraverso gli interventi – per la prima volta pubblicati in italiano – che una grande psicanalista dell’infanzia ha tenuto in occasione di convegni specialistici su questa oscura patologia. In un linguaggio piano e semplice, accessibile a tutti, l’autrice ricostruisce alcuni casi clinici di lattanti e bambini nella primissima [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Marie Christine Laznik</strong></p>
<p>Il dramma dell’autismo restituito attraverso gli interventi – per la prima volta pubblicati in italiano – che una grande psicanalista dell’infanzia ha tenuto in occasione di convegni specialistici su questa oscura patologia. In un linguaggio piano e semplice, accessibile a tutti, l’autrice ricostruisce alcuni casi clinici di lattanti e bambini nella primissima infanzia scivolati o a rischio di sprofondare nell’autismo e da lei ripresi grazie a una clinica audace e innovativa nella quale la voce<br />
gioca un’importanza fondamentale. È infatti avvalendosi dei risultati delle ultime ricerche di neurocognitivisti e psicolinguisti sul maternese (la lingua particolarissima che tutte le madri usano per rivolgersi ai propri figli) che Marie-Christine Laznik riesce a catturare l’attenzione di bambini il cui sviluppo cerebrale non permette loro di riconoscere la voce e il volto della madre ma che, grazie a lei, non possono fare a meno di portare il proprio sguardo sui genitori, senza più distoglierlo.<br />
Da molti anni attivamente impegnata nella prevenzione dei disturbi pervasivi dello sviluppo, Marie-Christine Laznik ci insegna che è possibile individuare (molto prima di quanto altri test cognitivi permettano) segnali di evoluzione autistica in bimbi sotto i due anni di età, il più evidente dei quali è l’incapaci-<br />
tà dei bebè di provocare il godimento della persona che li accudisce: i futuri autistici non sono bimbetti che amino porgere autonoma-<br />
mente il piedino o la manina alla madre perché li mangi o li riempia di baci. Grazie a questa semplice (ma fondamentale) scoperta, ottenuta mettendo al lavoro le<br />
acquisizioni delle neuroscienze con gli strumenti offerti dalla teoria psicanalitica, Laznik riesce a intervenire in un’età di plasticità cerebrale sino a ottenere, nei casi più fortunati, la completa remissione dei sintomi in piccoli pazienti presi in cura molto precocemente (15 mesi).<br />
Dalle pagine dei suoi resoconti emergono storie cliniche che sono in primo luogo storie di vita: di dolore e di sofferenza dei bambini e, accanto ad essi, dei loro genitori che, davanti al fallimento dei propri tentativi di attirare l’attenzione dei figli, affondano – come loro – in un mare di silenziosa disperazione. Una clinica “umanamente dura” quella di Laznik, in cui la psicanalista non ci nasconde di soffrire insieme ai suoi pazienti e di prova- re per loro paura, ma in cui gli affetti servono a umanizzare e a sostenere l’inventività della cura, non a turbarla.</p>
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		<title>Fobia e perversione nell&#8217;insegnamento di Jacques Lacan</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 21:01:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[AA.VV., Fobia e perversione nell&#8217;insegnamento di Jacques Lacan, 2012, Cronopio, Napoli A partire dallo studio dei testi lacaniani gli autori affrontano, in particolare, la fobia e la perversione, che se per la psicologia possono apparire fenomeni molto distanti fra loro, non è così dal punto di vista dei meccanismi inconsci, perché entrambi sono modi di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>AA.VV., Fobia e perversione nell&#8217;insegnamento di Jacques Lacan, 2012, Cronopio, Napoli</p>
<p>A partire dallo studio dei testi lacaniani gli autori affrontano, in particolare, la fobia e la perversione, che se per la psicologia possono apparire fenomeni molto distanti fra loro, non è così dal punto di vista dei meccanismi inconsci, perché entrambi sono modi di difendersi dall’angoscia di castrazione e lo fanno attraverso una concatenazione simbolica dei significanti, che acquisiscono valore immaginario. L’oggetto fobico, che più che dalla realtà è, come ci fa notare Freud analizzando il caso del piccolo Hans, prelevato dal linguaggio, permette al soggetto di delimitare uno spazio, o meglio di darsi un limite nello spazio immaginario, laddove questo non si è dato perché il soggetto non ha pagato il debito simbolico attraverso il passaggio per la castrazione ed il complesso d’Edipo. L’oggetto fobico risponde quindi ad una precisa logica significante che Lacan esplicita ricorrendo all’antropologia strutturale, paragonando le “sciocchezze” riferite da Hans ai miti primitivi studiati da Lévi-Strauss.</p>
<p>La cura analitica della fobia non fa leva, quindi, né sulla “desensibilizzazione” alla situazione fobica a cui il paziente andrebbe sottoposto per imparare a convinverci, come vogliono i comportamentisti, né sulla modificazione delle false convinzioni, dei falsi nessi associativi, alla base delle sue paure insensate, come affermano i cognitivisti. Per uno psicanalista, sostenere il lavoro delle libere associazioni dell’analizzante, la produzione delle sue fantasie, significa far dispiegare la catena significante inconscia, apparentemente priva di logica, ma grazie a cui, chi s’impegna in un’analisi, può trovare una soluzione soggettiva a questioni che riguardano la sua posizione sessuata all’interno dell’ordine delle generazioni.</p>
<p>Lo studio dei testi classici psicanalitici sul tema vengono riletti dagli autori di questo volume a partire dalla critica alla teoria della relazione d’oggetto, operata da Lacan nel 1956-1957 col seminario IV, e da quella del nodo borromeo degli anni ‘70. In particolare quest’ultimo grazie ai contributi, per la prima volta presentati al pubblico italiano, di Charles Melman ed Erik Porge, a testimoniare alcune delle teorizzazioni attualmente più rappresentative e originali del pensiero psicanalitico francese.</p>
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