Elisabeth du Boucher-Lasry – Sulla “guarigione” di un caso d’asma severa; implicazione del nome proprio

Elisabeth du Boucher-Lasry

Sulla “guarigione” di un caso d’asma severa; implicazione del nome proprio

 

«Se noi parliamo di psicosomatica è nella misura in cui vi deve intervenire il desiderio»[1].

 

Perciò abbiamo posto dall’inizio questo punto nei termini in cui l’enuncia Lacan nel seminario xi, al fine di marcare la posizione dove vi aspettate – d’evidenza condivisa – che si situi la nostra clinica. Che nella lesione psicosomatica sia interessato l’anello del desiderio, è per noi un segno necessario. Al quale dobbiamo aggiungere immediatamente che, all’occorrenza, come precisa Lacan, «noi non possiamo più tener conto della funzione afanisi del soggetto»[2].

È dunque un caso clinico di quest’ordine che mi accingo ad evocare per voi adesso, per trovare nello svolgimento della cura i punti di riferimento attraverso cui Lacan ci indica che, rinunciando a decifrare la lesione che non è da leggere, il nostro intervento deve, per strade più enigmatiche che consuete, favorire la soggettivazione della lesione e donare senso al godimento specifico che ella implica. Che ciò accada all’insaputa dello psicanalista e dell’analizzante, non è necessariamente l’indice di una pratica più delicata rispetto ad un’altra. Grazie ai riferimenti datici da Lacan, le modalità della cura non si sono modificate molto salvo che a rispettare l’ingiunzione del non leggere, o di astenerci lì dove risuona alle nostre orecchie il richiamo all’interpretazione con le intonazioni del campanello di Pavlov.

Questa pratica ci allontana da riferimenti nefasti, che fondano il tessuto abituale dell’analisi dei sintomi –  tale l’equivoco significante, da bandire all’occorrenza. Con una leggera differenza –della stessa entità – che si attiene alla tonalità classica delle regole freudiane è, qui, come per il sintomo isterico, la migliore condizione di movimento di soggettivazione che produce la remissione. Perciò, malgrado le difficoltà della teoria, la pratica, purché si tenga in assoluto la necessità di aggirare questo non leggere, può seguire un corso abbastanza semplice, dove i rischi somatici come l’esplosione delle lesioni (o altri, più abituali, come la chiusura dell’inconscio) vengano aggirati.

Mi propongo in questa prospettiva di evocare adesso qualche elemento della cura di S., poi di discutere lo svolgimento di questa cura e ciò che la remissione, che s’inscrive, ci suggerisce sulla questione della guarigione.

 

Lo svolgimento della cura

 

La prima consultazione di S. ha luogo al momento della sua data di compleanno tre anni fa. Questa giovane ragazza aveva allora 19 anni.

All’inizio della cura, disse di “sentirsi angosciata in modo diffuso”. Ella è affetta da un’asma molto severa aggravatasi da due anni. Quest’asma resiste ai trattamenti medici, continui e sempre più pesanti, che le sono prescritti dal servizio ospedaliero specializzato dove è in trattamento. Le sue ultime crisi, che si avvicinavano ad uno stato di male asmatico, hanno necessitato una ospedalizzazione d’urgenza poiché era in vero pericolo di vita.

Nel corso dei primi colloqui preliminari, mi parla di un trauma sopraggiunto all’età di undici anni all’epoca di un intervento di appendicite. Al risveglio “soffoca”. Il ricordo di questo momento è molto vivo. Ad una prima sensazione di piacere succede l’angoscia della morte imminente. In rianimazione viene deposta la diagnosi di piaga endotracheale (provocata da un errore d’intubazione).  Esce dall’ospedale dopo un mese con un bilancio respiratorio normale.

A dodici anni una prima crisi d’asma giunge in occasione di una prova sportiva di corsa (questo significante sarà ricorrente). Poco tempo dopo, una seconda crisi, molto violenta, ha luogo all’epoca di un pellegrinaggio in pullman. Notiamo una doppia omofonia tra il suo nome proprio e l’oggetto centrale del pellegrinaggio. In seguito a queste crisi, viene intrapreso un trattamento medico continuo per l’asma che non le impedirà per sette anni di continuare ad avere crisi d’asma.

Così è il corpo come Altro che verrà a prendere atto nei termini di un conteggio di ciò che per lei è accaduto nel momento dell’evento somatico.

Annoto, nel corso dei primi colloqui, che questa giovane ragazza non ha mai avuto un rapporto sessuale, che il suo nome è stato scelto da suo padre, e che il nome proprio del padre può intendersi come “privazione d’aria”. In questo momento, il professor G., che la segue in ospedale, mi telefona per dirmi: “ fate molta attenzione poiché essa è in pericolo. Dagli ultimi risultati del suo bilancio respiratorio, lei dovrebbe essere morta”.

La cura comincia molto rapidamente. Lei mi racconta l’immagine che la abita durante le crisi: avere l’impressione di essere nell’oceano, sotto l’acqua, di vedere la luce e di non poter arrivare a raggiungerla, che suona come un eco metaforico delle sensazioni vissute al suo risveglio dall’operazione. La sera, durante la sua adolescenza, aveva spesso l’impressione di sentire il respiro di qualcuno nella sua camera; si nascondeva allora sotto il piumino e respirava molto piano per non sentirla più. Si ferma lì un rapporto mimetico all’organo respiratorio di un altro (tentativo di penetrare nel godimento del corpo dell’altro).

All’inizio della cura, sogna che viene alla seduta e che mi comunica che sua madre è morente. Lei è con suo fratello, in un pullman volante, suo fratello non sta bene, lei dice al conducente di fermarsi, scende e suo fratello si rifugia nelle braccia del padre. Il desiderio di questo sogno in apparenza semplice pone malgrado tutto, numerose questioni sulle quali possiamo tornare nella discussione.

Qualche giorno dopo ha una violenta crisi d’asma che necessita un’ospedalizzazione. Riferirà di un’altra crisi molto importante durante le vacanze estive.

Al rientro dalle vacanze estive, lega una relazione amorosa con un giovane uomo. In questo momento racconta il sogno seguente: paesaggio scuro, vola come un uccello con un enorme becco, come un pellicano. Porta tre o quattro bastoni. È una corsa o un gioco mortale. È come se il suolo si scrollasse. Doveva conficcare i suoi tre o quattro bastoni nel suolo in tre o quattro secondi. Sente la voce della madre che dice: “tu non ci arriverai, non ti restano che due secondi”. Corsa, prova di un gioco che può essere mortale in caso di fallimento: questo tema sarà ricorrente nei suoi sogni. Notiamo qui, la parola imposta mortifera della madre.

Mi parla allora del suo nonno materno, ebreo, che ha dovuto cambiare il cognome durante la guerra, che è stato deportato in Germania, e che, per sopravvivere, è evaso correndo e nascondendosi sotto un treno.

Suo padre ha perduto il suo proprio padre per una malattia polmonare, una tubercolosi, quando lui aveva nove anni. “Malattia polmonare”, è lo stesso termine che usa per parlare della sua asma. Molto recentemente, apprenderà per voce di suo padre di numerosi aspetti fino ad ora nascosti della sua vita, marcati dalla violenza fisica e dalla complessità familiare. È nostalgica del rapporto molto vicino che aveva avuto con suo padre prima dei sette anni. Il suo rapporto con lui è molto cambiato. Lui è diventato molto violento, picchia i suoi figli. È testimone dell’accanimento tutto particolare di suo padre rispetto a suo fratello di sette anni più piccolo di lei. In seguito ad una discussione molto violenta tra i suoi genitori, suo padre gli dice: “tua madre non mi fa più godere”.

Sua madre è figlia unica, in una relazione fusionale vis-à-vis con la sua stessa madre. Dice che sua madre utilizza la sua malattia per “controllare” lei. Quando lei va in consultazione, sua madre assiste sempre dall’inizio alla fine della consultazione. Lei è sempre violentemente criticata da quando parla a partire dal suo nome proprio. Quando suo padre cerca di umiliarla (ciò che fa incessantemente, di preferenza in presenza di terzi) la madre è complice del padre: lei si sente “messa alle strette”.

La cura prosegue. Parla degli uomini della sua vita. Il suo primo rapporto sessuale ha avuto luogo dopo qualche mese di lavoro analitico. Non avrà che un rapporto sessuale con quest’uomo: rompe brutalmente poco dopo. Qualche settimana dopo, lega una relazione con un altro uomo con il quale ha, questa volta, una relazione affettiva e sessuale regolare.

Alla fine di quest’anno, sogna di un’esposizione dove ci sono molte persone. È molto scuro, lei vede un quadro molto sfumato, un guerriero molto scuro, sedicesimo – diciassettesimo secolo; percepisce una minaccia: una certa parte degli spettatori sarà uccisa. Lei non è scelta e può correre verso l’uscita. Doppia allusione ai fatti di guerra del padre e alla persecuzione del nonno (equivoco tra padre e nonno materno). Assimilazione nuovamente del suo destino al destino tragico di suo nonno materno.

Qualche mese dopo l’inizio della cura, sogna che, dai suoi nonni materni, c’è una maschera da decorazione con due grandi occhi neri. Ci s’immerge in uno degli occhi, suo nonno ci va, all’interno ci sono delle prove pericolose. Se si perde, si può morire. Lei ha avuto la possibilità di riuscire e non vuole più ritornarci. Uno dei suoi fratelli s’immerge nell’altro occhio e viene contaminato. Sua nonna arriva e la fa sentire in colpa. Nel momento di questo sogno, sembra che suo fratello e suo nonno siano affetti da malattie gravissime.

Questo sogno precede l’ultima crisi d’asma due anni fa.

Poco tempo dopo l’ultima crisi d’asma, sogna di essere in apnea sott’acqua per vedere una specie  d’architettura. I personaggi sono equipaggiati per stare sott’acqua, scelgono di pescare dei pescecani. Una rete si rompe e libera tre pescecani che cominciano a mangiare le persone che sono accanto a lei. Vede un condotto in un pilone, la porta si apre, arriva in uno stabile, salva. Dal momento che il lavoro analitico ha lasciato da parte il non leggere la crisi asmatica, la nostra analizzante ha potuto soggettivare la tripla minaccia mortifera del padre, della madre e della nonna materna di cui è oggetto, occupandosi di sottrarsi ad essa.

Adesso si disegnano i colori di una prima respirazione all’aria aperta.

D’altronde i sogni esprimono nuovamente i temi principali del processo di soggettivazione. Per esempio questo qui. Sogna che è con degli amici. Un’amica vede dei lampi nel cielo che annunciano l’arrivo di piccole bestie che arrivano a migliaia durante le stagioni. Arrivano e s’infilano in tutte le fessure dei muri, la pittura si sgretola: pericolo! Invadono tutto l’ambiente e “esse soffocano”. Lei non avverte questo soffocamento, ma la sua amica lo sente. Perciò si conferma di nuovo che il compimento del suo desiderio (la pittura) deve proteggerla dal ritorno dell’asma, tanto che in questo momento sussiste ancora l’incertezza sul suo successo al concorso. Qualche settimana più tardi è risultata molto brillantemente. Comincia la sua scuola d’arte e le piace molto. Nei suoi sogni, a partire da questo periodo, emerge chiaramente il desiderio di essere pittrice, d’andare a vivere a New-York, di battersi per esporre, per condurre lei stessa la sua vita. In un sogno si vede in procinto di spaccare pietre. È bizzarro, non è piacevole. È come se lei vendesse dei quadri. È con suo padre. Bisogna dire che “pietra” è un anagramma del nome del padre.

Per concludere, un sogno molto importante per lei. È un viaggio con sua madre dove fa molto caldo, è come una marcia, discutono a proposito di un itinerario, si deve scegliere la direzione. Lei cade in una piscina. È sott’acqua, in apnea, prossima a risalire in superficie. Ci sono sette punti come una lista di cose da effettuare nell’acqua, ci sono dei test numerosi, scritti in nero, da effettuare, da uno al sette, soltanto dopo si ha la possibilità di uscire (sette anni la separano da suo fratello minore: concetto di nascita). Sopra una torre, delle finestre senza vetro: è buio, vede due donne che stanno lottando, travestite come delle dee (madre e nonna); in quel momento appaiono gli uccelli, li deve picchiare per farli fuggire.

Da lì sono due anni che non ha crisi d’asma e non fa più trattamenti. Il suo bilancio polmonare è diventato normale.

 

Conclusione

 

Per Lacan i fenomeni somatici sono delle tracce scritte sul corpo, dei geroglifici che si presentano sotto forma di una cartuccia che dà (consegna) il nome proprio. Lacan scrive: “Il corpo si lascia andare a scrivere qualche cosa dell’ordine del numero”. Il fenomeno psicosomatico non è un sintomo. Che ne è allora della guarigione, della domanda di guarigione, della terapia?

Per la terapia Lacan non suggerisce, al contrario, di cambiare non importa che cosa nello svolgimento della cura? Al limite dobbiamo astenerci dall’interpretare più che in altre cure poiché la lesione non è da leggere[3]. La soggettivazione si ottiene, come abbiamo visto, progressivamente, nella misura in cui il soggetto esce dalla fissazione al godimento specifico della lesione. La remissione non risulta da un intervento su un significante preciso. Come potrebbe essere altrimenti se la produzione del fenomeno psicosomatico è stata avvicinata da Lacan nella sua visione rinnovata dell’esperienza pavloviana che Patrick Valas ha tradotto in uno schema:

 

suono del campanello                        Secrezione

Pavlov                                                    Lesione

 

Dove i posti occupati da S1, S2, objet a, $ nel discorso del padrone sono tenuti rispettivamente dal suono del campanello, la secrezione gastrica, la lesione ulcerosa e Pavlov stesso?

Noi ci vediamo un’apertura da sottoporre a commenti nel nostro caso clinico uno schema in cui questi stessi posti siano tenuti, sempre nello stesso ordine, dal nome proprio deteriorato, dalla madre in posizione d’Ideale dell’Io, dall’asma oggetto a incarnato, che è il geroglifico enigmatico, e dal desiderio ambiguo del padre.

Questo vuol dire che il nostro primo pensiero deve essere di porre dall’inizio una diagnosi che determina in seguito la raccomandazione del non-da-leggere nello svolgimento della cura? Non credo. In questo caso clinico, come anche nella narrazione che ve ne ho fatto, la necessità di lasciare sospesa l’interpretazione si è dall’inizio imposta a me a partire dal lavoro stesso delle sedute. Solamente più tardi, quando la cura era già avanzata questa sospensione ha preso, nell’après-coup, il senso che noi vogliamo oggi. Che la manovra terapeutica prenda il suo senso nell’après-coup, perché no, tanto meglio, anche se questo lascia enigmi e non delucida gli indizi per i quali l’inconscio dell’analista è all’opera. Senza dubbio la domanda di guarigione segue, anch’essa, in questa clinica, una trasformazione analoga dove l’illusione iniziale è il miglior garante per un buon svolgimento della cura, l’importanza dell’illusione in un contesto marcato dagli effetti dei nomi del padre ci porta di nuovo a ciò che Lacan ci vuole far intendere.

Allora che ne è della guarigione? Non è certo un ritorno ad uno stadio anteriore alla malattia. La malattia, come la morte, che aspetta da sempre il Sultano a Samarcanda, aspetta la nostra paziente ben prima della sua nascita. Se non altro l’architettura sotto-marina che figura il lavoro analitico in uno dei suoi sogni ha permesso d’inventare un destino fin da ora più fedele al suo desiderio.

 

Traduzione di Michela Marino


[1]J. Lacan, Seminare XI, Les quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse, Paris, Seuil, 1973, pag.207.

[2] Ibidem

[3] Ibidem, p.206.

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