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Marisa Fiumanò – La violenza come soluzione al «non-rapporto» sessuale

Abbiamo usato questo neologismo crudo, femminicidio, per entrare senza mezzi termini nella questione della violenza sulle donne oggi. Perché, non è inutile ricordarlo, la questione non è nuova. Oggi si pone in termini diversi: le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, soprattutto il diritto alla parola, alla parola pubblica, Da questo diritto, e dalla consapevolezza di averlo, derivano tutti gli altri. Dice a ragione Alina Marazzi nel suo articolo su «Il Sole 24 ore» di domenica scorsa, che la violenza sulle donne è una questione di linguaggio, di accesso al linguaggio e della libertà di usarlo. Altre e altri diranno meglio di me le articolazioni e le conseguenze di questo diritto: il ventaglio di competenze che abbiamo riunito qui oggi mi sembra notevole, dire quasi esaustivo.

Che cosa posso dire io, in quanto psicoanalista?

Mi capita di ricevere uomini violenti. Violenti nel senso dell’azione, uomini cui è capitato di picchiare una donna, ad esempio, o uomini che urlano, inveiscono, bestemmiano, insultano; e che non sono meno violenti dei primi. In genere non è questa però la ragione per cui chiedono una cura. Eppure la loro violenza è gravida di effetti. Un bambino, una donna, ogni essere umano può essere più sensibile alla violenza verbale che allo schiaffo. La violenza verbale però lascia tracce solo nell’anima, nessun livido sul corpo e non è passibile di denuncia. Credo che le donne conoscano bene questo tipo di violenza. Non tutte, ma certamente molte l’hanno conosciuta, magari solo occasionalmente, in un rapporto di coppia. Voglio dire con questo che la violenza maschile, nelle sue diverse sfaccettature e gradi di gravità, è un modo piuttosto comune e frequente da parte degli uomini di accostare le donne.

Credo che sia importante sottolineare la frequenza della componente violenta nei rapporti fra uomini e donne perché è la soluzione che alcuni uomini trovano per superare il solco che li separa dalle donne. Questo solco, che segna un diverso territorio di appartenenza, le rende ai loro occhi incomprensibili, estranee, misteriose, abitanti di una terra straniera.

La violenza, fisica e verbale, è un modo, ovviamente del tutto fallimentare, di annullare l’alterità delle donne, di renderle disponibili, mansuete, a portata d’uso e di mano.

Di uomini curiosi delle donne, disponibili ad ascoltarle, a proteggerle, a prendersene cura, non ce ne sono poi tanti.

Se ci fossero, se ci sono, sarebbero, sono, uomini in pace con il proprio sesso, con la propria funzione, uomini risolti sul piano affettivo e sociale. Uomini in ordine col proprio desiderio in un mondo che però è disordinato e precario, in cui la posizione maschile è difficile da definire e da occupare.

La risposta a questo disordine per fortuna non è sempre la violenza ma possiamo considerare la violenza una delle risposte, una delle reazioni.

La violenza sulle donne non è un problema specifico del nostro tempo: le donne sono sempre state attaccate in quanto incarnazione per eccellenza della diversità, Certamente però oggi la violenza ha tinte particolari. Nasce da una posizione maschile fragile e arrogante al tempo stesso e l’una e l’altra, fragilità ed arroganza, hanno a che fare con una mutazione sociale in cui le referenze tradizionali sono “evaporate”. Lacan dice che la funzione paterna è evaporata, che non possiamo più contare su questa funzione centrale ordinatrice e pacificatrice e che questo produce disordine nel mondo.

Così, anche se possiamo chiamare femminicidio il mandare delle presunte streghe al rogo nel Medio Evo, anche se la paura dell’alterità della donna è una costante nella storia, il fenomeno si innestava allora in una cultura molto diversa da quella di oggi.

Gli uomini e le donne s’intendono, s’intendono urlare” cito Lacan a braccio. Vale a dire che in ogni epoca, ma in un contesto diverso, continua a insistere un “impossibile”, un incolmabile nel rapporto fra i sessi. In questo la violenza ha le sue radici.

 

Femminicidio / matricidio

 

È un fatto noto che la violenza sulle donne, nella maggior parte dei casi, avviene all’interno di coppie stabili o quando un legame affettivo si è già modellato sui fantasmi dei due partner.

Come si può prendere distanza dalla violenza di un uomo amato? Come distinguere, come ci ha mostrato il film che abbiamo appena visto (Ti do i miei occhi di Iciar Bollain), l’erotismo dalla violenza? Come riconoscere la differenza tra il desiderio e una pulsione selvaggia di possesso e di distruzione?

A questo proposito si parla spesso di masochismo delle donne o anche, più cautamente, di credulità amorosa; masochismo e credulità che persiterebbero anche quando i fatti smentiscono spudoratamente la credibilità dell’uomo.

Io non credo però che si tratti di masochismo, né che le donne abbiano tendenze masochiste. Credo invece, ed è un’ipotesi che avanzo, che la difficoltà delle donne a staccarsi da partner violenti, sia da ricercare nel legame che hanno con lui. Intendo nel legame erotico.

Per le donne la sessualità è, anche oggi, traumatica. Lo è per ragioni di struttura. L’ingresso delle donne nella sessualità avviene in maniera traumatica perché è, in una certa misura, estranea al sesso cui appartengono. In molte culture si cerca di aggirare con vari espedienti la riluttanza delle donne all’esperienza della prima notte di nozze. Ad esempio facendole sverginare da un uomo anziano, così che l’ostilità della donna si rivolga verso di lui.

C’è una sola libido, diceva Freud, è maschile. E aggiungeva che alcune donne non riuscivano a raggiungere il piacere con partner diversi dal primo: nella Vienna del primo Novecento il primo marito. Il motivo era che così loro gli restavano fedeli. La fedeltà erotica di una donna, anche oggi, può mantenersi molto a lungo, anche dopo la fine di una relazione. Tanto più se quella relazione ha dei tratti passionali, come avviene di frequente nel caso di relazioni violente.

Le donne restano fedeli all’uomo cui hanno permesso l’accesso al proprio corpo, cui hanno consentito di “traumatizzarle”. Paradossalmente, gli uomini violenti accusano le donne  esattamente del contrario: di cercare altri uomini, di essere delle puttane, di volersi esibire ecc. come abbiamo visto nel film.

In realtà si tratta di fantasie maschili: nell’immaginario dei violenti incombe l’ombra di un fantomatico altro uomo, rispetto al quale si sentono inadeguati, inferiori; è un’ombra omosessuale che scatena il delirio di violenza.

Dunque le donne non sono affatto masochiste, solo bizzarramente fedeli; gli uomini non sono innamorati ma insicuri e in balia di pulsioni primitive e paranoiche.

 

Ci sono anche casi in cui la violenza o l’omicidio non riguardano tanto la donna quanto la madre. Non intendo tanto la madre reale ma una donna in posizione materna. Un amico e collega belga, Jean-Pierre Lebrun, ha scritto un libro sull’attualità del matricidio. Si è appoggiato per le sue tesi sulla trilogia di Eschilo, sulla vicenda di Oreste. Chi è questo personaggio che uccide la madre? E perché? Forse il femminicidio riguarda le donne anche nel loro essere madri? Forse questi uomini senza padre vogliono vendicare, come Oreste, la morte del padre voluta dalla moglie? Per questo ucciderebbero le donne?

È un fatto che molte donne sono oggetto di violenza sotto gli occhi dei loro figli. Anche su questo credo valga la pena di interrogarci. La tragedia di Eschilo ci dice che questo crimine, il matricidio, è antico; oggi appare però insensato, fuori dai canoni della tragedia, privo di ritualità e senza logica. Basta leggere i resoconti delle sedute di riabilitazione in carcere di uomini condannati per violenza: non sanno fornire un perché del loro gesto che non sia un’accusa rivolta alle donne. Non sanno andare più lontano. O più vicino. Tranne eccezioni, sono incapaci di assumere l’atto che pure hanno commesso, come dovrebbe saper fare un uomo.

Ma, come si può essere uomini oggi?

Forse la violenza maschile è un tentativo, balordo ed esacrabile, di trovare risposta a questa domanda.

 

 

Relazione pronunciata a Milano, in Casa della Cultura, il 29 novembre 2013,
in occasione di un incontro su “Il femminicidio”

Jean Paul Hiltenbrand La rimozione e il sessuale

Il mio intento non è solo quello di descrivervi come Freud nel 1915 ha trattato la questione della rimozione. Cerco di tracciare per voi le vie metaforiche e metonimiche per aprire alla questione nella nostra modernità,  permetterci forse  di darne qualche linea di lettura  e indicare i  cambiamenti legati alla nostra cultura. 

 

Nel primo incontro che abbiamo avuto questo venerdì avevo presentato molto rapidamente  la rimozione, quella della nostra vita culturale.  Vi avevo mostrato l’apparente paradosso della liberazione dei nostri costumi sessuali e della legge sulle molestie sessuali. Si direbbe  che evolviamo verso una maggiore libertà, ed ecco una legge che ci impedisce di esercitarla e quindi ci obbliga a rimuovere ;  questa legge incoraggia la rimozione.

 

  Non critico questa legge, semplicemente segnalo il paradosso. Ebbene questa legge mostra indirettamente che la rimozione  prosegue ma con altre modalità . In verità si tratta della rimozione del nostro desiderio sessuale. Se ad esempio voglio fare delle proposte alla mia segretaria nel luogo di lavoro  bisogna che faccia un esercizio di alta negoziazione.

 

Questa legge ci mostra dunque senplicemente che la rimozione funziona in un altro modo e che perciò dobbiamo porci la questione  della versione moderna della rimozione : posso fare quello che voglio, acquistare materiale  in un sexi shop, apparentemente la mia sessualità è libera.

 

Possiamo dire che la modernità è caratterizzata dal declino del Nome del Padre, vale a dire che non c’è più Padre-padrone,  è stato molto detto e su questo non  c’è più mistero, ma ciò che è dimenticato a proposito del cosiddetto « declino del Nome del Padre », è che c’è anche declino della   funzione fallica. Come si sente dire spesso : « non ci sono più uomini », vale a dire che non ci sono più uomini che possano testimoniare di questa logica introdotta dalla funzione falica.

 

C’è qui con noi il nostro amico Christian Rey, che ha organizzato recentemente un convegno sul tema dell’autorità. Vi ricordo con lui che nella modernità il significante maitre S1 non ha più posto. Tutte le ideologie organizzate da questo significante–maitre sono crollate, bisogna cambiare ideologia.  

 

Ho nel cassetto una lettera di Lacan inviata a Serge Leclaire in cui Lacan scriveva : « Carissimo, le vieto di fare il seminario di cui Christian   Simatos  ( all’epoca segretario della Scuola di Lacan), mi ha informato. Lettera firmata con  data. Vi rendete conto? Oggi una lettera come questa non si può più scrivere altrimenti si passa per essere un dittatore oltranzista, eccessivo. Il management moderno nelle imprese rende perfettamente conto di quest’impossibilità di affermare un’autorità senza prova e senza dimostrazione. Oggi il management utilizza la persuasione. Oppure la pressione con salari, premi etc.

 

 Per noi è importante  fare queste constatazioni e cercare di leggerne le conseguenze attraverso la rimozione.

 

Il declino del Nome del Padre ha prima di tutto come  conseguenza   la cancellazione del carattere prevalente del desiderio. Una volta bisognava sottolineare il proprio desiderio altrimenti vi si diceva che eravate inconsistenti dato che la dimensione del desiderio è costituita dalla funzione fallica. Non abbiamo più un superio paterno che ci imponga alcuni doveri come la cortesia, la gentilezza, di lavorare fino alla fine della giornata. Perché allora questa legge sulle molestie sessuali ? Perché se  la sessualità era regolata dalla castrazione e se questa regolazione non funziona più perché la castrazione  era legata al Nome del Padre e alla funzione fallica, se non avete più il vostro “coso”, la vostra “codina”, se questa funzione non è più importante, la vostra vita non è più dominata dalla forbice e quindi il sesso perde la sua importanza. Così avviene, ad esempio, in colui che si droga.

 

Se non c’è più Nome del Padre, non c’é più castrazione, non c’è più funzione fallica, non siamo più nella sessualità e a questo punto il soggetto è affidato alla sua pura genitalità, alle pulsioni non rimosse. Non è il passaggio   dalla sessualità alla genitalità ma è la genitalità selvaggia.  

 

 Capite quindi la ragione di questa legge paradossale sulle molestie sessuali, quella di porre un limite a una genitalità pulsionale  senza limiti. Il soggetto moderno, se non è più limitato  da ciò che ho descritto, è dominato da ideali  di godimento, godimenti senza limiti e immediati. Dunque c’è rimozione del sessuale, a vantaggio della genitalità. E’ quello che ci ha mostrato il Maggio ‘68 con il suo slogan « vietato vietare », la liberazione della pulsione che non è più rimossa.  Allora è la sessualità che è rimossa a profitto della genitalità.

 

Quello che succede nella nostra cultura attuale è una proposta di genitalità senza  vergogna. Lo sentiamo nella clinica dei bambini : il sessuale è rimosso ma non il genitale. Questo è legato al declino della struttura della famiglia. In Italia è meno sensibile ma in Francia si può dire che non c’è più il modello tradizionale di famiglia, le modalità di rimozione non sono più le stesse. Ci sono famiglie in cui tutti girano nudi per casa e spesso succede che la bambina ad esempio non sopporti questo modo di vivere in cui sembra che la rimozione non esista più. In questa pratica di nudismo a casa il corpo non è più sottolineato dalla differenza, vale a dire che un uomo e una donna sono la stessa cosa. Vi rendete conto ?  Passeggiate nudi e  non rischiate più di incontrare il desiderio dell’Altro. Ma che mondo è ?

 

Dunque la rimozione continua  ma nel più totale totale smarrimento riguardo a ciò che concerne le strade del sessuale. I giovani non sanno più dov’è il luogo del sessuale. Nelle famiglie che circolano nude ciò che è rimosso è il luogo del sessuale perché la camera dei genitori è accessibile a tutti, non importa quando.

 

Trascrizione della parte finale del seminario sulla Rimozione tenuto a Milano in Casa della Cultura il 17 e 19 Maggio 2013. Non rivista dall’autore.

 

rinviato il Convegno sull’autismo del 16 dicembre a Roma

Convegno organizzato dalla Provincia di Roma e dall’ALI-in-Italia dal tema: LA PERSONA CON AUTISMO E L’ALTRO. Parteciperà ai lavori la dott.ssa Marie-Christine Laznik che lavora a Parigi presso il Centro Alfred Binet con un’equipe di neuropsichiatri infantili, pediatri e professionisti della prima infanzia per la prevenzione e l’individuazione precocissima di segni di autismo, nei primi due anni di vita.

Lavorando sui filmati familiari che permettono di osservare i bebè futuri autistici sin dalle loro prime ore di vita e avvalendosi di uno scambio fecondo con i ricercatori del centro Stella Maris di Pisa – scambio che ha permesso l’incontro produttivo tra psicanalisi e scienze neurobiologiche – Marie-Christine Laznik si è fino ad oggi molto adoperata anche nella formazione, per sensibilizzare pediatri  e medici di famiglia, assistenti  per l’infanzia e insegnanti della Scuola dell’Infanzia.

La proposta del convegno si realizza entro un confronto pluridisciplinare con professionisti di varia provenienza, neuropsichiatri,    pediatri, insegnanti, educatori, funzionari della pubblica amministrazione e associazioni dei familiari.

locandina  Clicca qui per leggere il programma

Transfert, oggetto a, identificazione

Jean-Paul Hiltenbrand
Concetti fondamentali della psicoanalisi -1
Prefazione di Marisa Fiumanò
A cura di Marisa Fiumanò e Alessandro Bertoloni

Il transfert, l’oggetto a causa del desiderio, l’identificazione. Sono i nodi a partire dai quali Jean-Paul Hiltenbrand tesse una storia dei fondamenti della psicoanalisi: la loro genesi ed evoluzione, la loro applicazione nella pratica analitica, i problemi insoluti e gli interrogativi che ancora oggi essi pongono.
Pensati per iniziare alla clinica gli operatori della salute mentale, i tre seminari che questo volume raccoglie esplorano l’analisi come esperienza di desiderio e di amore, l’eccezionalità del femminile, enigmatico ma indagabile, il rapporto tra psicoanalisi e fenomeni sociali contemporanei (la crescita dell’individualismo, il declino delle istituzioni, Internet, l’affermarsi di un sempre più forte bisogno di appartenenza…).
Grazie al talento clinico, alla singolarità dello stile, all’ampia cultura extra-analitica dell’autore, la psicoanalisi è presentata come una disciplina viva, plasmata dalla lingua, dal sociale, dalle mutazioni storiche.

“Hiltenbrand affronta i concetti fondamentali secondo lo stile del discorso analitico: apre alle aporie, mostra i buchi di sapere, le contraddizioni nella dottrina, disegna la storia travagliata della messa a punto dei concetti, ricorda le incomprensioni fra analisti, le loro difficoltà, le devianze rispetto a Freud e a Lacan.”
dalla prefazione di Marisa Fiumanò

Jean-Paul Hiltenbrand è psichiatra e psicoanalista a Grenoble, membro ed ex presidente dell’Association Lacanienne Internationale, fondatore dell’École Rhône-Alpes d’Études Freudiennes et Lacaniennes.
Di Jean-Paul Hiltenbrand, et.al./edizioni ha pubblicato alcuni saggi contenuti in Disagio nella modernità (2010).

 

 

 

 

 

Charles Melman – La lezione italiana

Due fatti, nelle elezioni italiane, sembrano degni di nota. Il primo è che il vincitore è un buffone. La funzione storica del buffone è da sempre quella di dire al re la verità, in particolare quella del rischio di apparire come la vera rappresentazione della buffoneria se dimentica il carattere di sembiante del proprio ruolo. Ora il prof. M. Monti ha davvero dimenticato il sembiante del suo, visto che – senza un mandato popolare e nell’intento di compiacere le autorità di Bruxelles – ha voluto imporre alla popolazione un’amputazione finanziaria impossibile da intendersi se non come traumatica, anziché come restrizione necessaria e pertanto accetta alla collettività. Al giorno d’oggi a fare la parte dell’Augusto è proprio il prof. Monti.

Il secondo fatto è più interessante ancora. Il nostro buffone ha condotto la sua campagna elettorale in diretta, per strada o in rete. Pertanto nessun terzo a fare da intermediario, bensì un modello di relazione fra cittadini duale ed esente da ogni sorta di mediatori, fra i quali lo stesso Stato. E nell’impossibilità di partecipare con un programma stabilito alla governance di quest’ultimo, i nostri indignati si accingono a disperdersi in Parlamento e a rispolverare il repertorio classico.

Possiamo comunque ringraziare gli elettori italiani per aver reso pubblica la ricerca di nuove forme di governo democratico, anche se su queste aleggia il rischio di un ritorno violento di un’autorità usa a stabilire il consenso con la forza.

Charles Melman

 

La Convivia – Associazione culturale e Scuola di Alti Studi in Psicopatologia

Charles Melman (Presidente dell’Association Lacanienne Internationale di Parigi) e

Cristina Guarnieri (Direttrice Editoriale di Editori Internazionali Riuniti)

inaugurano

sabato 12 gennaio 2013 h. 17.30

La Convivia

L’Associazione culturale e Scuola di Alti Studi in Psicopatologia promuoverà una volta al mese a Roma, in una sede che sarà definita a breve, una serie d’incontri su temi che interessano la città, un luogo di dibattiti e formazione, uno spazio in cui analisti e non analisti possano confrontarsi e discutere (fra loro e con altri) sui problemi posti dalla modernità.

Troverete in allegato le indicazioni relative alla giornata del sabato. Per il programma completo del workshop potrete utilmente consultare l’opuscolo in distribuzione il pomeriggio dell’inaugurazione presso la sede del’evento.

Nella prima parte della mattinata di domenica 13.01.2013 (ore 10.00-11.30) il dr. Melman commenterà lo Scritto di J. Lacan:  La scienza e la verità. La seconda metà della mattinata (11.30-13.00) sarà invece dedicata alla questione – di bruciante attualità – della segregazione sessuale.

Qui il modello d’iscrizione e il programma

 sito www.laconvivia.eu

 

 

 

 

 

 

 

16 dicembre, Milano – Jean Pierre Lebrun: Il rischio del cittadino passivo

L’Associazione Lacaniana Internazionale – Milano e il Laboratorio Freudiano Milano
segnalano l’intervento di Jean-Pierre Lebrun alla Scuola di cultura politica promossa dalla Casa della Cultura di Milano
IL RISCHIO DEL CITTADINO PASSIVO

Domenica 16 dicembre 2012 alle ore 10 in via Borgogna, 3

Per informazioni e iscrizioni consultare il sito www.casadellacultura.it,www.scuoladiculturapolitica.it oppure telefonare allo 02795567

 

 

 

14 dicembre, Roma – Jean-Jacques Tyszler: Che cos’è la scrittura del fantasma?

Relatori: Jean-Jacques Tyszler, psichiatra e psicanalista (ALI-Paris)

dove: Via Corsini 3

quando: venerdì 14 dicembre 2012, ore 18:00

e-mail: info@lacanlab.it

 

 

Fobia e perversione nell’insegnamento di Jacques Lacan

AA.VV., Fobia e perversione nell’insegnamento di Jacques Lacan, 2012, Cronopio, Napoli

A partire dallo studio dei testi lacaniani gli autori affrontano, in particolare, la fobia e la perversione, che se per la psicologia possono apparire fenomeni molto distanti fra loro, non è così dal punto di vista dei meccanismi inconsci, perché entrambi sono modi di difendersi dall’angoscia di castrazione e lo fanno attraverso una concatenazione simbolica dei significanti, che acquisiscono valore immaginario. L’oggetto fobico, che più che dalla realtà è, come ci fa notare Freud analizzando il caso del piccolo Hans, prelevato dal linguaggio, permette al soggetto di delimitare uno spazio, o meglio di darsi un limite nello spazio immaginario, laddove questo non si è dato perché il soggetto non ha pagato il debito simbolico attraverso il passaggio per la castrazione ed il complesso d’Edipo. L’oggetto fobico risponde quindi ad una precisa logica significante che Lacan esplicita ricorrendo all’antropologia strutturale, paragonando le “sciocchezze” riferite da Hans ai miti primitivi studiati da Lévi-Strauss.

La cura analitica della fobia non fa leva, quindi, né sulla “desensibilizzazione” alla situazione fobica a cui il paziente andrebbe sottoposto per imparare a convinverci, come vogliono i comportamentisti, né sulla modificazione delle false convinzioni, dei falsi nessi associativi, alla base delle sue paure insensate, come affermano i cognitivisti. Per uno psicanalista, sostenere il lavoro delle libere associazioni dell’analizzante, la produzione delle sue fantasie, significa far dispiegare la catena significante inconscia, apparentemente priva di logica, ma grazie a cui, chi s’impegna in un’analisi, può trovare una soluzione soggettiva a questioni che riguardano la sua posizione sessuata all’interno dell’ordine delle generazioni.

Lo studio dei testi classici psicanalitici sul tema vengono riletti dagli autori di questo volume a partire dalla critica alla teoria della relazione d’oggetto, operata da Lacan nel 1956-1957 col seminario IV, e da quella del nodo borromeo degli anni ‘70. In particolare quest’ultimo grazie ai contributi, per la prima volta presentati al pubblico italiano, di Charles Melman ed Erik Porge, a testimoniare alcune delle teorizzazioni attualmente più rappresentative e originali del pensiero psicanalitico francese.

 

7 dicembre, Napoli presentazione del libro di Paola Caròla

In occasione della pubblicazione postuma del libro Leggendo Freud, studiando Lacan, amici e suoi analizzanti ricorderanno Paola Caròla, psicanalista, e la sua esperienza di trasmettere la psicanalisi lacaniana a Napoli.

 

Agenda
ANGOSCE DELLA CLINICA O CLINICA DELL’ANGOSCIA – ANGOISSES DE LA CLINIQUE OU CLINIQUE DE L’ANGOISSE

"Tra l'angoscia e la paura, vi consiglio l'angoscia" - "Vous avez le choix entre l'angoisse et la peur, … [leggi...]

L’identificazione

A s s o c i a t i o n e L a c a n i a n a I n t e r n a z i o n a l e ALI in Italia Primo … [leggi...]

Sul limite e sul suo oltrepassamento nella psicosi e nella perversione

A s s o c i a t i o n e L a c a n i a n a I n t e r n a z i o n a l e ALI-Roma Sul limite e … [leggi...]

La donna non esiste (uno studio sulla sessualità femminile)

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PIERRE-CHRISTOPHE CATHELINEAU

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L’identificazione

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Giornate di studio – “Le mutazioni della famiglia”

A s s o c i a t i o n    L a c a n i e n n e    I n t e r n a t i o n a l e ALI-Milano ALI Rhône-Alpes Casa … [leggi...]

Giornata preparatoria al Seminario d’estate sul seminario “La relazione oggettuale”

Associazione Lacaniana Internazionale In Italia Giornata preparatoria al Seminario d’estate che si terrà a Lisbona “LA … [leggi...]

Torino, venerdì 22 febbraio | Presentazione libro – Il sapere che viene dai folli

Torino - Incontro ALI in libreria Venerdì 22 febbraio 2019 Il sapere che viene dai folli Che la … [leggi...]

Napoli 2 febbraio | Presentazione libro di F. Gambini – Dodici luoghi lacaniani della psicoanalisi

Interverranno alla presentazione del libro Bruno Moroncini, filosofo Luigi Burzotta, psicoanalista, … [leggi...]